
Presentato a Roma Buona Giornata, Film dei Fratelli Vanzina, con un cast di tutto rispetto: Vincenzo Salemme, Paolo Conticini, Lino Banfi, Chiara Francini, Diego Abatantuono, Tosca D’Aquino, Christian De Sica, Teresa Mannino, Maurizio Mattioli e Gabriele Cirilli.
Il film racconta di una sola singola giornata vissuta dai protagonisti che rappresentano le diverse realtà dell’Italia dei giorni nostri: vizi,virtù, difetti, per delineare la figura dell’italiano, che vive in metropoli come Milano e Roma, o in piccoli borghi pugliesi e potentini, un po’ lontano dal caos della grande città, ma con una realtà regionale fatta di dialetti, usi e credenze diverse.
Il ritmo iniziale è un po’ lento, riprende velocità nel mezzo del narrato e perde nuovamente potenza sul finale. I microsketch permettono di passare con rapidità da una storia all’altra evitando che lo spettatore si annoi. Ridondante l’uso di vecchi personaggi come il conte Max di Christian de Sica, che piacerebbe vedere in un ruolo diverso dal solito nobile caduto in povertà, imbarbarito dalle contingenze economiche.
Funziona poco il milanese di Abatantuono trasferitosi in Puglia, come pena e un po’ di tristezza la suscita la manager siciliana trapiantata a Milano che sul treno Milano Roma si ritrova ad essere trattata come nessuno, lei che alla sua provenienza oppone un riscatto sociale fatto di luoghi comuni e di apparenza, che crollano non appena perde i suoi strumenti del mestiere: ovvero la carta di credito e il cellulare.
Lo spaccato popolare funziona, anche se in misura minore; fanno davvero divertire solo i personaggi di Lino Banfi, politico barese del malaffare che ripropone il week end con il morto, ed il morto in questione è il suo segretario, indispensabile nella corsa politica all’accaparramento dei voti in parlamento per non finire in manette. Politica corrotta, vendita di voti, minacce sottili, tutto ciò che l’Italiano si aspetta poiché fa parte della realtà che tutti sanno e che la politica vuole nascondere a tutti i costi.
Simpatico Salemme nel suo ruolo di marito fedifrago per stress, anche se il battibecco iniziale con Tosca d’Aquino, sua moglie nel film, è snervante e pesante, al punto da non suscitare nemmeno uno spontaneo sorriso.
Brillante il Mattioli, malandrino industriale arricchito, messo a KO da un figlio (di papà) senza cervello, che fa crollare tutto il suo mondo dorato di evasore fiscale, consegnandolo nelle mani della guardia di finanza.
Nel complesso una commedia senza gloria e senza infamia, del periodo prepasquale, uno stile un po’ diverso per i fratelli Vanzina, che tutto sommato mantengono la scena da quasi trent’anni e sembrano tutt’oggi inossidabili.
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