
Inizia la carrellata dei cinepanettoni per questo Natale 2010. Il film presentato a Roma in questi giorni è “A natale mi sposo” per la regia di Paolo Costella, della premiata ditta Boldi-Salemme con la bella di turno Elisabetta Canalis ripescata dopo un anno di Gossip con George Clooney.
Il film si apre con il gonfiaggio di un povero porcellino d’india che vola come un palloncino impazzito per la cucina del ristorante di Boldi, esattamente come il gatto dell’ultimo film sodalizio Boldi-De Sica. Materiale visto e rivisto, incorniciato in un meraviglioso paesaggio innevato di Saikt Moritz, che in realtà in motissime scene è stata sostituita dai nostrani Campo Imperatore e a Castel Del Monte.
La panoramica sul treno del Bernina che attraversa luoghi ameni e mozzafiato, lo sfavilllio del grande hotel Badrutt’s Palace, nulla possono contro l’assenza di una trama decente, che tenga alta l’attenzione di un pubblico tanto annoiato da non abbozzare nemmeno un sorriso.
Una storia inesistente, come l’amore tra due giovanissimi ragazzi, tanto inverosimile come tema portante di tutto il film. I soliti cliché volgari, con Enzo Salvi, che porta sul grande schermo una romanità marcata e triviale, lontana anni luce dalla garbatissima interpretazione romana di fiction come “I Cesaroni”.
Un linguaggio che stride alle orecchie di chi lo ascolta, amplificato dai continui gridolini di una Nancy Brilli senza più verve, bella e quanto mai stucchevole nei panni di romana ripulita.
Il delicato linguaggio di Massimo Boldi e i modi affettati di Vincenzo Salemme, il quale purtroppo ha abbandonato la via dell’arte per abbracciare il fenomeno di scarso valore ma di grande introito dei cinepanettoni, vengono offuscati dal “leit motiv cafonal” che permea tutto il film: puzze, rutti, parolacce e sessualità effimeramente esplicita, rendono il prodotto privo di originalità e piuttosto odioso a chi lo guarda sperando di minuto in minuto che qualcosa cambi, che si riprenda da quel mare di pochezza in cui naviga per tutta la sua durata.
Un titolo che allude al natale, poco rispettato nel film e nelle date di uscita essendo in programmazione per novembre, con l’intento di battere sul tempo gli altri cinepanettoni, che si accavallano nel mese di dicembre.
Un introito strappato per consuetudine e non per merito, perchè di bravura ce n’è davvero poca in questo film.
Dispiace per Nancy Brilli e per Vincenzo Salemme che hanno saputo fare davvero molto meglio nella loro carriera, specialmente l’attore napoletano, protagonista piu’ volte di commedie ironiche e garbate, lungi dall’essere parenti di questo cinepanettone senza valore.
Divertente anche se un pochino spento, il personaggio di Massimo Ceccherini, lo chef innamorato delle over sessanta, che garbatamente rifiuta le giovani e si dedica alle “nonnette” del film.
Simpatica Teresa Mannino con la sua sicilianità marcata, ma garbata, che offusca la bellezza di una Canalis-tappezzeria, la cui presenza pare totalmente ingiustificata.
Privo di qualunque spunto sociologico, umano, etico, si accoda alle altre tante commedie inutili che il Natale porta con se. Quello che fa pensare è quanto sia ingiusto che prodotti privi di dignità, di eleganza ed originalità, riescano a incassare tanto denaro, senza strappare alcun consenso.
Il mercato va in altra maniera, purtroppo, e spesso a discapito della qualità del prodotto stesso; se gli spettatori avessero diritto ad un rimborso commisurato all’indecenza del film, probabilmente determinati prodotti verrebbero tolti dai cinema dopo soli due giorni di proiezione.
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